Scenari dopo la creascita
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PERCHE' GLI AMBIENTALISTI DOVREBBERO ADOTTARE UN MODELLO ECONOMICO NON BASATO SULLA CRESCITA E LAVORARE SULLA RESILIENZA DELLA COMUNITA' - Testo di Ashler Miller e Rob Hopkins - Traduzione in italiano di D. Tamburrano
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Tra i nostri rappresentanti politici è del tutto prevalente la convinzione che l'affrontare la crisi climatica sia una questione secondaria rispetto al garantire la crescita economica. E' questa una credenza errata poiché non solo sottostima la gravità della crisi climatica, ma sopratutto perché dà per scontato che sia possibile resuscitare la precedente normalità economica legata al vigore della crescita. Un fenomeno questo che non può verificarsi. Infatti tutti noi siamo entrati in un'epoca di contesti del tutto nuovi, di Nuove Normalità, non solo nel settore dell'economia, ma anche per quanto riguarda i sistemi climatici ed energetici. Le implicazioni di questo trend sono profonde.

Alcuni concetti chiave

La Nuova Normalità Energetica

Tramontata l'epoca dei carburanti fossili a buon mercato e di facile reperimento, per soddisfare la domanda l'industria estrattiva è costretta a far ricorso a risorse fossili estreme come le sabbie bituminose, il massivo utilizzo dei bacini carboniferi, lo shale gas, il tight oil* e le perforazioni offshore di profondità (deep water). Sfortunatamente queste soluzioni, non solo sono in grado di fornire alla società un flusso di energia netta molto ridotto, ma comportano anche costi ambientali ed economici enormi. Affinché le produzioni di questo tipo siano economicamente percorribili, è necessario che i prezzi finali dei prodotti energetici siano molto più alti. Pertanto il costo dell'energia e la contrazione economica conseguente, continueranno probabilmente per gli anni futuri con un'andamento di va e vieni.

La Nuova Normalità Climatica

La stabilità climatica è oggi una realtà del passato. Mano a mano che gli eventi atmosferici aumentano di violenza, le comunità stanno adottando in forma crescente strategie di resilienza atte a contrastare gli effetti di questi e di altri shock climatici. Allo stesso tempo dobbiamo assumere delle scelte nette se vogliamo sperare di evitare l'innalzamento delle temperature medie oltre i 2°C rispetto ai livelli pre-industriali. Per questo obiettivo, come afferma Kevin Anderson del Tyndal Centre, sarebbe necessaria una immediata contrazione del 10% annuo delle emissioni di gas serra, un ritmo così significativo che può essere raggiunto solamente con una marcata diminuzione nel consumo di energia fossile.

La Nuova Normalità Economica

Siamo giunti al termine della crescita economica per come noi l'abbiamo conosciuta negli Stati Uniti. Nonostante gli interventi senza precedenti da parte delle banche centrali e dei governi, la cosiddetta ripresa economica, negli USA come in Europa, è stata anemica e fallimentare nel portare benefici alla maggioranza dei cittadini. Il dibattito tra politiche di stimolo da un lato e austerità dall'altro è una distrazione, dato che nessuna delle due vie è in grado di indirizzare in forma completa i fattori che annunciano il tramonto della crescita economica: la fine del petrolio a buon mercato, l'imponente ammontare del debito che abbiamo accumulato, l'impatto economico sempre meno significativo delle nuove tecnologie e i costi travolgenti delle conseguenze del cambiamento climatico.

Resilienza della comunità

Rendendo la costruzione della resilienza della comunità una priorità assoluta, gli ambientalisti potranno offrire un'alternativa al racconto della crescita a tutti i costi, alternativa che, riappropriandosi localmente del controllo dei nostri bisogni primari, è in grado di offrire vantaggi multipli. L'edificazione della resilienza della comunità può infatti far nascere nuove imprese e creare lavoro in maniera significativa, incrementando il benessere anche quando vacilla inevitabilmente il PIL; può ridurre le emissioni di gas serra e la dipendenza dai combustibili fossili e contemporaneamente affrontare le diseguaglianze economiche e sociali; è infine in grado di rafforzare la coesione sociale necessaria a resistere ai periodi di crisi.

Il nuovo paradigma della Transizione

La buona e cattiva notizia è che il paradigma della crescita è già in agonia in conseguenza di quei cambiamenti fondamentali che si stanno verificando nel mondo reale dei sistemi energetici, climatici ed economici che lo hanno sorretto nel corso dell'ultimo secolo. La transizione a un nuovo paradigma è una sfida enorme, ma prima agiremo e maggiori saranno le possibilità di gestirla. Fortunatamente, ci sono già dei modelli che vanno emergendo in grado di rendere le
nostre comunità più salubri, vivide e resilienti senza la necessità di una perpetua crescita economica.

Ruolo delle energie rinnovabili

Sfortunatamente, pur se l'energia rinnovabile può ridurre drasticamente gli impatti climatici della produzione e del consumo di energia, poco può fare per risolvere il problema economico dei costi energetici in ascesa e per vincere la sfida posta da una domanda in crescita. Le rinnovabili richiedono massicci investimenti iniziali se devono competere con la capacità del carbone e del gas. E, come per i carburanti fossili non convenzionali, è discutibile il fatto che l'energia rinnovabile sia ragionevolmente in grado di raggiungere livelli di scala sufficienti a soddisfare la domanda attuale di energia, figuriamoci la domanda del futuro.26 Inoltre, il solare e l'eolico, non possono direttamente rimpiazzare gli esistenti carburanti impiegati nel trasporto, senza una costosa transizione alla mobilità elettrica che impiegherebbe decenni.

E' possibile una nuova crescita economica ?

Il dibattito economico si è largamente incentrato sulla maniera migliore di tornare alla crescita, tramite l'austerità o interventi di stimolo; ma come ha detto Graham Barnes della Fondazione per la sostenibilità economica “Il dibattito tra austerità e interventismo keynesiano ha la stessa utilità di discutere se la Terra è piatta oppure è appoggiata su un cumulo di testuggini”. Nessuno dei due metodi è in grado di riportarci verso una crescita sostenuta.

Un economia a misura di comunità

Qualunque approccio che ponga esplicitamente in discussione quanto è dato per assunto sulla crescita economica, si trova in contrasto con i sistemi economici e gli incentivi politici che guidano i nostri leader. E' quindi compito degli individui e delle comunità prendere la guida. Come? Sfidando il pensiero tradizionale e dimostrando che un futuro diverso non soltanto è inevitabile, ma è preferibile. E questa differenza del futuro non deve basarsi sulla crescita economica, ma sulla resilienza delle comunità. Gli sforzi diretti all'edificazione della resilienza renderanno più facile la navigazione nel ventunesimo secolo verso le Nuove Normalità. Se ben diretti, questi sforzi serviranno come fondamenta di un'economia
interamente nuova - un'economia formata da persone e comunità fiorenti nell'ambito dei veri limiti del nostro pianeta.


Gli Autori

Asher Miller è il Direttore Esecutivo del Post Carbon Institute. La missione del Post Carbon Institute consiste nel guidare la transizione verso un mondo più resiliente, equo e sostenibile, fornendo al singolo e alle comunità quelle risorse necessarie a comprendere e a dare una risposta alla crisi economica, energetica ed ecologica del 21esimo secolo. I suoi 30 soci sono tra i maggiori esperti mondiali di sostenibilità.

Rob Hopkins è uno dei più influenti ecologisti del Regno Unito. E' cofondatore del Transition Network e di Transition Town Totnes, e fondatore del Movimento di Transizione che è stato descritto dalla BBC come “la più grande intuizione urbana del secolo”. Il Transition Network è nato nel 2007 per promuovere e dare supporto alla rapida diffusione delle Iniziative di Transizione in tutto il mondo che al momento sono più di 1400 in 44 nazioni.

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